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Unico, lasciatemelo dire visto che è stato l’aggettivo su cui si è sviluppata l’intera presentazione, è l’intervento mozzafiato (ha detto in 8 minuti quello che un comune mortale direbbe in 30’) di Eli Neiburger, esperto di gaming e associate director dell’ IT & production alla Ann Arbor District Library, (forse qualcuno si ricorderà della sua partecipazione a BookNext). Eli è convinto che le biblioteche, troppo legate al codex, siano “screwed” (fottute) e che per sopravvivere in un contesto con competitor troppo forti è necessario che imparino a differenziarsi e ad offrire qualcosa di unico.

Quando promuoviamo i servizi della biblioteca e in particolare il prestito dei libri o degli ebook insistendo sul fatto che siano free, non facciamo nulla per differenziarci dagli appstore (spesso più attraenti e facilmente accessibili delle biblioteche) dove libri e games sono per il 65% free, compiamo al contrario un’operazione molto pericolosa. Le biblioteche devono invece diversificarsi, enfatizzare i loro valore unico (l’accesso?), offrire esperienze uniche, offrire cose che nessun altro offre e che non sono disponibili altrove. Di sicuro l’offerta di ebook non ci permette di diversificarci, basta pensare al potere di Amazon e alle sue offerte o al fatto che sempre più spesso libri e giochi siano offerti gratuitamente come allegati di altri prodotti.

Le parole chiave per la sopravvivenza sono quindi esperienze uniche-contenuti unici-collezioni uniche che nel loro insieme creano valore unico.

E quali sono queste esperienze uniche? Eli fa alcuni esempi sottolineando la funzione creativa della biblioteca. Una compagnia di burattinai si è recata alla Ann Arbor District Library non per tenere uno spettacolo ma per insegnare ai ragazzi come utilizzare uno schermo verde per creare i propri video con dei burattini; sono state realizzate competizioni fra ragazzi che hanno formalmente presentato le loro creazioni di lego alla comunità, o momenti in cui i ragazzi da pezzi di vecchie apparecchiature hanno creato nuovi oggetti funzionanti, ed infine sono stati ospitate in biblioteca gare nazionali di Nerd.

All’unicità delle esperienze bisogna aggiungere quella dei contenuti, unici per la propria comunità e non reperibili da nessun altra parte come quotidiani locali del passato digitalizzati e messi on line, fotografie del luogo scannerizzate, film custoditi in archivi privati digitalizzati e resi accessibili. É importante anche sviluppare partership con istituzioni locali (es. musical society) per creare nuovi contenuti legati alla comunità e per questo unici. Cosi sono da considerarsi unici i podcast sui più svariati argomenti di eventi avvenuti in biblioteca e accessibili dal suo sito.

Ed infine collezioni uniche da condividere, non necessariamente collezioni di media (dato che è  la condivisione che crea “economic-sense”), collezione e prestito di ciò che non può essere digitalizzato e scaricato, dagli strumenti musicali ai telescopi persino forme per torte originali, tutto ciò che le persone non possono trovare altrove (Quali sono gli oggetti più adatti alla collezione? Quelli caratterizzati da costo medio+uso non frequente+necessità per breve tempo). Uno dei mezzi per scoprire l’unicità della biblioteca è sicuramente il gaming, i giochi alla scoperta del valore del servizio per la sua comunità http://play.aadl.org/

Conclude Eli Neiburger: “il mondo cambia rapidamente ed è necessario diversificare il proprio valore per contenere i rapidi mutamenti della domanda e il conseguente rischio di essere bypassati”.

Nella sua presentazione Nate Hill, Librarian / Web Designer at SJPL, non si sofferma sulle problematiche relative all’avvento dell’ebook nelle biblioteche , ma invita a pensare all’innovazione che il passaggio al digitale (rappresentato in questo momento storico dall’ebook) può portare nei modelli di servizio bibliotecario ed anche nelle strutture. La transazione digitale infatti, grazie alla proliferazione dei contenuti digitali, contribuisce a far evolvere le biblioteche da spazi per la lettura a spazi per la lettura/scrittura e a trasformarle da spazi di consumo di conoscenza a spazi di produzione.

Gli elementi alla base delle biblioteche, siano esse digitali o fisiche, sono le collezioni di conoscenza, le conversazioni sulla conoscenza (cita D.Lankes), la creazione di un contesto per la conoscenza ( ruolo dei bibliotecari è quello di ”put knowledge into context”, l”intervista di reference consiste proprio nel contestualizzare la conoscenza) oltre alle attività per la creazione della community.

Con l’avvento di internet la catena che fino al XX secolo aveva consentito l’accesso ai media ed era costituita da produttori distributori e istituzioni dedicate/canoni (per il libro: autore-editore-biblioteche) ha perso il suo anello centrale (pensi ad un autore che bypassa l’editore e pubblica un suo blog), perdita dall’effetto disgregante. Con internet infatti l’accesso al libro o ad altri documenti scritti è  passato dalla lettura alla lettura/scrittura, l’accesso a foto e video permette non solo la visione ma anche il montaggio e lo stesso avviene con la musica ascoltata e remixata. E le istituzioni (biblioteche, musei..) devono tenerne conto.

Secondo Hill l’ebook per le biblioteche è semplicemente “un transitional media format” in quanto quando si legge un libro su un ereader o un iPad si fa sostanzialmente la stessa cosa di sempre. L’ebook però potrebbe racchiudere in sé dei cambiamenti, portarci in una nuova direzione e prima il cambiamento verrà anticipato meglio sarà. Quando negli anni ‘80 Mtv portò la musica in tv fece un passo innovativo. Ascoltare musica alla radio o attraverso la tv era la stessa cosa ma Mtv sfruttò le opportunità offerte dal nuovo media per cambiare l’esperienza della fruizione musicale. cosi potrebbe essere per gli ebook nelle biblioteche.

Hill chiude la presentazione mostrando due diversi modelli di servizio che ritiene particolarmente interessanti e sostenibili: il primo”The Uni Project” è un esempio di modello che supporta il consumo di conoscenza attraverso la creazione di portable reading rooms, il secondo “The LibraryLab” è un esempio di come sia possibile sostenere le creazione di contenuti e conoscenza.

The Uni Project consente di trasformare temporaneamente qualsiasi spazio urbano libero in uno spazio pubblico per la lettura e per l’apprendimento e al contrario di qualsiasi “sede” fisica, fissa, questa si può muovere per portare libri e servizi dove ce n’è bisogno. Il canone dove e quando c’è bisogno.

The LibraryLab è un Hackspace per la conoscenza. Dato che le biblioteche digitali hanno bisogno di uno spazio fisico per l’input e l’out put di informazione digitale sono state pensate delle infrastrutture per l’immissione di informazione fisica, audio, visiva nel mondo digitale per poi ritrasferire l’informazione digitale in forme fisiche. Sono stati ideati diversi moduli (collaborate-scanner-audio record+remix-video record+remix-display-print….) utili a supportare e contenere gli equipaggiamenti necessari a questi transfer, moduli adattabili a spazi di forme e dimensioni diverse.

Essere dove sono gli utenti

Da consumatori a creatori di conoscenza

La seconda tavola rotonda dedicata alle biblioteche pubbliche all’Ebook Summit 2011 intitolata “Ebook Evolution: How They’ll Change Public Libraries” è stata aperta da Monique Sendze IT Director delle Douglas County Libraries. La prima parte della sua presentazione è stata una riflessione sul ruolo degli ebook nella lettura e il loro impatto sulle biblioteche. Nessuno può più mettere in dubbio che gli ebook avranno un ruolo da protagonista nel futuro della lettura anche se è doloroso constatare che il modo in cui i lettori accedono agli ebook nella maggioranza dei casi non prevede la “mediazione” delle biblioteche che sono di fatto bypassate.

Le opzioni che le biblioteche oggi hanno sugli ebook per quanto riguarda i contenuti, l’accesso e la migrazione nell’opac sono davvero limitate, questioni non da poco dato che esse impattano sul ruolo primario delle biblioteche, quello di connettere persone e informazione. Tradizionalmente le biblioteche hanno potuto adempiere a questo ruolo raccogliendo documenti cartacei e dandoli in prestito secondo il modello un libro-un utente e custodendo i documenti per il presente e per il futuro. I nuovi modelli di distribuzioni di ebook nelle biblioteche vanno invece contro questa “core mission”, la gestione e conservazione delle collezioni. I titoli in ebook non sempre sono “posseduti” dalle biblioteche, spesso il contratto prevede un accesso limitato nel tempo e ciò consente agli editori /aggregatori di controllare i contenuti in modi prima impensabili per le collezioni cartacee. É da queste riflessioni, ha continuato Monique Sendze che nelle biblioteche della Douglas County sono nate le sperimentazioni sugli ebook e, in particolare sul content management degli ebook, sullo sviluppo delle collezioni ebook, sulle modalità di scoperta e accesso. Tutte sperimentazioni che facendo leva sui libri digitali cercano di migliorare i servizi e raggiungere un numero ancora maggiore di utenti. Dalle statistiche presentate risulta chiaro che il tipping point (il punto di non ritorno) degli ebook è ormai stato superato visto che non solo le vendite sono raddoppiate, ma sono cresciuti in maniera esponenziale anche i prestiti nelle biblioteche che li hanno introdotti. E nelle biblioteche della DC all’aumento dei prestiti di ebook non è corrisposto il temuto calo dei prestiti cartacei. La ragione sta nel modo in cui i libri cartacei vengono proposti nella bibioteca fisica, le collezioni vengono processate e gestite consapevolmente e i libri sono esposti in modo avvincente e accattivante, tant’ è che il 60% dei prestiti proviene dai libri esposti nei power wall delle biblioteche, spazio che posto all’ingresso va incontro ai bisogni informativi e agli interessi degli utenti. E’ per questo che hanno cercato di esportare il modello power wall anche nel digitale, di mantenere l’esperienza del browsing, parte fondamentale del processo di scoperta in cui occhi e corpo sono coinvolti.i

Negli ingressi delle biblioteche sono stati installati grandi schermi touch in cui gli ebook sono “esposti” e scelti come negli spazi fisici. Hanno creato un software che dialoga con il catalogo e i socialnetwork, gestisce i content (con e senza DRM) permette “esposizioni” accattivanti. Scopo? Drive traffic, creare una collezione elettronica vincente, fornire esperienze arrichite agli utenti, esperienze accattivanti e divertenti che devono rispondere ai comportamenti e alle preferenze degli utenti. Esiste anche un power wall home (accessibile da qualsiasi device) al quale si accede con le credenziali di accesso dell’opac, la ricerca e i risultati sono visual, e come per gli opac è possiblile rinnovare, prenotare, restituire gli ebook, scegliere se scaricare o leggere online. Altra importante aspetto è il collegamento con facebook per non trascurare social reading e la community. Gli utenti hanno la possibilità di collegare il loro account a FB per condividere, commentare, segnalare agli amici, interagire con i bibliotecari, verificare il proprio scaffale, seguire i nuovi arrivi. Esiste anche una versione mobile (per smartphone), sw che consente di gestire non solo i prestiti ma anche la propria libreria personale ed anche una White Label Ereader App per iPad. In preparazione un ereader su cui scaricare epub, con o senza DRM, che permette di restituire i libri al termine della lettura, con cui è possibile fare annotazione o inserire segnalibri.

La domanda è perchè fare tutto quando altri offrono prodotti competitivi (Overdrive, 3M, B&T, Simon Schuster)? Perchè gli altri prodotti si integrano male con il catalogo e negano la proprietà dei titoli alle biblioteche, escludendole dal mercato del libro e mettendo in pericolo la ragione per cui sono nate. Monique Sendze ha chiuso il suo intervento auspicando la diffusione di nuovi modelli in cui le biblioteche possano trattare direttamente con gli editori come già avviene (negli US) per il cartaceo. E se le biblioteche si fanno riconoscere come i “vettori” delle conversazioni attraverso e attorno ai libri la loro forza e visibilità nel mercato del libro non possono che aumentare e avere ricadute positive.

Nella prima tavola rotonda dedicata specificamente alle biblioteche pubbliche  e intitolata Ebooks: Strategy (Not) Required si sono affrontati temi pratici come le caratteristiche delle piattaforme, forme di collaborazione, acquisti e promozione.

Opportunities for Collaboration:  Le preoccupazioni maggiori per i bibliotecari sono il costo delle piattaforme con cui distribuire i contenuti digitali e le risorse finanziarie disponibili.  I consorzi e la cooperazione sono la via indicata da Stephanie Chase coordinatrice del consorzio della Multnomah County  per affrontare le sfide che le biblioteche si trovano ad affrontare con l’arrivo degli ebook, la cui apparizione  tocca al cuore il loro “core business”  (acquisire e prestare libri) ma offre anche delle opportunità da cogliere.

Sia l’Oregon, dove attualmente lavora, che il Vermont forniscono accesso alle loro collezioni digitali mediante la piattaforma Overdrive tramite consorzi che si estendono agli interi stati. La partnership e la collaborazione nate per “ridurre le spese” si è estesa anche ad altri aspetti come la formazione, i finanziamenti, le conoscenze e l’advocacy. Lavorare in consorzio significa coordinare non solo gli acquisti ma anche la formazione di staff e utenti e soprattutto permette di sviluppare un messaggio forte e univico nei confonti di editori e utenti e cioè che le biblioteche possono rappresentare una porta aperta sul mondo della lettura digitale e contribuire a cancellare la paura che la fase di cambiamento porta con sé.

Ebooks e piattaforme multiple è il titolo dell’intervento di Alene Moroni, collection development manager del King County Library System, che ha annunciato la scelta di affiancare alla piattaforma Overdrive  anche Axis 360 della Baker and Taylor che include il sw di lettura multimediale Blio. Una piattaforma che offre ai bibliotecari un canale di sviluppo delle collezioni che unisce contenuti fisici e digitali. I nuovi titoli appaiono immediatamente a catalogo dopo che i bibliotecari li hanno acquistati attraverso lo shop e a breve Axis 360 permetterà agli utenti di  aggiungere commenti e preferenze.

Ovviamente prima di prendere questa decisione si sono chiesti se il passaggio da un ambiente all’altro avrebbe complicato la vita ai loro utenti causando delle defezioni. Confortati dalla crescita esponenziale dei prestiti degli ebooks (38 ebooks scaricati nel 2004 a  41.268 nel 2011) che prevedeva comunque il passaggio da un opac ben organizzato alla piattaforma Overdrive hanno pensato che non ci sarebbero stati problemi. Inoltre l’aggiunta della nuova piattaforma permetterà di rispecchiare le nuove abitudini di lettura digitale degli utenti che si servono non solo di ereader di epub, ma anche di Kindle, iPad/iPhone, Android, Nook, Kobo e pc. E Blio, adatto soprattutto agli utilizzatori di tablet, è perfetto per la lettura di libri illustrati, di cucina o non fiction. Le collezioni d’ora in poi verranno quindi distribuite sulle due diverse piattaforme mantenendo Overdrive per la narrativa ed evitando sovrapposizioni.

EREADY? Molto interessante l’iniziativa presentata da Susan Lyon della Richland County Public Library che dopo aver offerto il servizio di audio, video, e musica in download attraverso Overdrive, a partire dal 2007,  e di ebook dal 2009 ha deciso di affiancare anche la piattaforma 3M Cloud Library.

Rendendosi conto della scarsa conoscenza da parte dei cittadini della quantità di contenuti accessibili attraverso la biblioteca, nel 2011 hanno lanciato la eReady initiative   allo scopo di  rinforzarne la presenza nella comunità.

Un team di otto persone attrezzate con pc, ereaders, iPad, tablets d’ogni tipo e opportunamente formate si è recato nei ristoranti, negli Starbucks, allo zoo, nei supermercati invitando le persone a fare il download gratuito degli ebook della biblioteca. Solo il 10% delle persone contattate era al corrente della possibilità di scaricare ebook dal sito della biblioteca. Hanno parlato del servizio a circa 800 persone e hanno collaborato con 12 aziende locali nell’arco di tre mesi. Il successo è stato tale che aziende e organizzazioni li stanno richiedendo per dimostrazioni ad hoc. Gli eventi sono stati lanciati su facebook e twitter e sono anche state distribuite delle iTunes Gift card. Ovviamente le dimostrazioni sono state fatte anche all’inteno della biblioteca e cosi con lo slogan “Have your Cake and eBook Too “ da 46 prestiti del gennaio 2010 si è arrivati ai 6118 dell’agosto 2011 per un totale di 40311 prestiti.

Il punto di vista delle biblioteche scolastiche sull’avvento degli ebook è stato presentato da Buffy Hamilton, school library media specialist alla Creekview High School conosciuta in rete come The Unquiet Librarian.

Purtroppo gli ebook nelle biblioteche scolastiche non sono ancora la normalità, ha detto la relatrice, e a causa dei continui tagli i bibliotecari scolastici dovranno cercare “fonti creative di finanziamento” per continuare a garantire l’accesso a studenti e insegnanti.

Due sono le principali sfide che l’ebook porta con sè: l’accesso continuo e diffuso ai contenuti digitali per tutti (anche per gli studenti con disabilità) e la promessa di offrire una diversa esperienza di lettura e di apprendimento. Se cosi fosse gli ebook potrebbero rappresentare un’esperienza positiva, un elemento di svolta non solo per gli studenti che amano leggere e potrebbero apprezzare gli aspetti sociali e “aumentati” della lettura digitale, ma anche per quelli che non amano la lettura.

Gli ebook però devono essere “integrati” in maniera ragionata e intenzionale e se essi veramente dimostreranno di promuove e facilitare l’esperienza di apprendimento dei ragazzi se ne dovrà tener conto nelle politiche scolastiche e conseguentemente nei budget. Gli ebook come strumento di apprendimento fanno parte di un piano più vasto che ha alla base quelle che riteniamo siano le priorità per i nostri ragazzi.

Non si deve inoltre dimenticare che non tutti possono permettersi l’acquisto dei devices che garantisco l’accesso alle risorse digitali e che le biblioteche hanno un ruolo fondamentale nell’assicurare tale accesso che riguarda sia contenuti che “contenitori”. Le biblioteche non devono più proporsi come “distributori di contenuti” ma devono trasformarsi e diventare elemento integrante nel percorso di apprendimento.

Al momento ci sono alcuni elementi che generano confusione e preoccupazione. Il “panorama” di ebook e ereaders è mutevole, dominano politiche di acquisto restrittive,  device e  piattaforme dovrebbero essere agnostiche e quest’ultime dovrebbero fornire dati statistici utili a valutare e programmare il servizio. Mancano standard DRM per ebook, formati che incontrino i bisogni di biblioteche, comunità scolastiche e studenti (le cui abilità e competenze di lettura variano nel tempo), formati che facilitino l’esperienza della lettura. Il mercato è lento a rispondere al bisogno di ebook/eTextbook delle biblioteche scolastiche e pubbliche o non ne è a conoscenza per cui  i bibliotecari dovrebbero sottoporre agli editori e ai distributori di ebook e ereaders le esigenze e i bisogni della loro utenza. Infine emergono problematiche legate al DRM e alla privacy degli utenti che la nuova partnership di Overdrive con Amazon ha portato alla ribalta.

Un altro elemento che i bibliotecari non devono trascurare è il punto di vista dell’utente a cui poco importano le questioni legate al DRM o i regolamenti di prestito e  che chiede unicamente di accedere al contenuto che gli interessa facilmente, velocemente sul proprio device o su quello fornito dalla biblioteca. E’ quindi fondamentale il confronto e il dialogo con l’utenza.

Le BIBLIOTECHE però non devono restare fuori dal gioco, si devono chiedere quali mosse fare nella partita degli ebook in cui si auspica abbiano un ruolo editori, autori, bibliotecari, insegnanti, utenti e amministratori. Sicuramente devono fare leva sul potere della comunità e fare in modo che il mercato risponda alla richieste di “accessibilità”, devono contribuire a modellarlo sui bisogni e sopratutto cogliere l’opportunità per diventare TRAMPOLINI DI LANCIO PER  L’APPRENDIMENTO.

qui trovate le slides di Buffy Hamilton


Alla tavola rotonda introduttiva hanno partecipato rappresentanti di differenti settori del mondo delle biblioteche, ognuno di loro ha portato la propria esperienza ed espresso il proprio punto di vista ma tutti  hanno sostenuto la necessità di assicurare un accesso equo alle risorse digitali.

Ne prossimi post sintetizzerò i loro interventi ed inizio con quello di John Palfrey della Harvard Law School sul progetto della DPLA, la Biblioteca Digitale Pubblica d’America (http://dp.la/) della quale in Italia si è parlato poco; l’intervento più “istituzionale” ma anche straordinariamente innovativo, che ho ascoltato al summit.  Scopo del progetto, che è nato nel 2010, è quello di creare un sistema attraverso il quale tutti gli americani potranno accedere all’informazione e alla conoscenza (eredità culturale e scientifica dell’umanità) in formato digitale in un modo gratuito . Il progetto non ha come obiettivo quello di soppiantare le biblioteche ma di creare una risorsa comune per tutte le biblioteche e tutti gli utenti, una grande biblioteca on line per studenti di tutte le età, un sostegno all’autoapprendimento, una raccolta di informazioni pratiche e utili nella vita di ogni giorno. In realtà la DPLA vuole essere molto di più di una vasta biblioteca digitale e la vera innovazione sta in quelli che Palfrey ha definito gli elementi portanti e cioè Code, Metadata, Content, Tools and Services and Community. L’idea è quella di creare un web semantico la cui struttura sottostante e i cui standards da un lato consentiranno alle biblioteche, ai musei e agli archivi di mettere i loro metadata e i loro patrimoni (assets) sul web dall’altro di accedere (biblioteche e utenti) a nuovi strumenti sociali di scoperta e remix . Alcuni esempi? Si potranno costruire interfacce e curare collezioni come Old SF (http://www.oldsf.org/#) un sito di storia locale basato sulle risorse della biblioteca . Sarà possibile utilizzare un sistema sociale di navigazione e raccomandazione come Shelflife (http://librarylab.law.harvard.edu/dpla/demo/) o un infrastruttura di scoperta e condivisione come extra MUROS (http://extramuros.zeega.org/demo/).

Ciò significa che in una comunità tutti potranno accedere gratuitamente al patrimonio culturale e soprattutto che tutti avranno a disposizione strumenti che consentiranno di fare leva sulle proprie abilità per crearne di nuovi e metterli a disposizione di una vasta comunità. Da consumatori a creatori.

E in Italia?

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