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In occasione della National Library Week tenutasi dal 14 al 20 aprile, l’American Library Association ha pubblicato il suo report annuale che fotografa la situazione delle biblioteche americane e dal quale emerge il loro impegno nel rispondere alle sfide rappresentate dalla crisi economica e dal passaggio al digitale. Un report basato su dati raccolti a fine 2012, quindi per certi aspetti già datato, ma comunque interessante.

Nel corso del 2012 le biblioteche Americane hanno rappresentato un’ancora di salvezza per la popolazione colpita dalla recessione e dalla perdita del lavoro offrendo loro formazione, risorse online per trovare lavoro e sostegno all’auto-imprenditorialità. Sono il 75% le biblioteche che offrono software e altre risorse per aiutare gli utenti a compilare i loro cv o altra documentazione necessaria e i bibliotecari li aiutano a completare richieste di lavoro online. Servizi minacciati dai tagli governativi ma che possono contare sull’impegno delle biblioteche, rappresentate dall’ALA, nella ricerca ed esplorazione di nuove opportunità di finanziamento.

Altra sfida importante è quella della costante migrazione dei contenuti verso il digitale alla quale non sempre corrisponde la garanzia di un accesso democratico agli stessi.

Nel corso del 2012 gli ebook sono divenuti più popolari (come è risultato dall’indagine di Pew Internet): la percentuale di coloro che leggono ebook dai 16 anni in su è cresciuta dal 16 al 23% mentre è diminuita dal 72 al 67% quella di coloro che leggono libri cartacei. Aumento che coincide con quello dei possessori di device per la lettura. Ciò nonostante molti lettori non sanno ancora che le biblioteche prestano ebook e fra questi ben il 58% dei loro utenti.

Nonostante la mancanza di sostegno da parte degli editori che ostacolano il prestito digitale dei loro titoli, l’adozione di ebook nelle biblioteche è comunque in aumento: il 75% presta ebook, il 67% in più rispetto alla rilevazione precedente, servendosi non più solo da Overdrive ma anche da altri aggregatori come 3M Cloud Library, ebrary, Axis360 ed altri. Cresce anche il numero di biblioteche (2 su 5) che presta ereaders ai propri utenti.

Soprattutto il 2012 ha visto il grande impegno dell’associazione dei bibliotecari nel trovare margini di intesa con gli editori che potessero da un lato ampliare l’accesso agli ebook e dall’altro garantire modelli ritenuti sostenibili da entrambi. Recente è la decisione di Penguin (che dopo un’iniziale apertura verso il digital lending aveva limitato la disponibilità ai titoli di catalogo) di rimuovere l’embargo di sei mesi sui nuovi titoli, rendendoli quindi disponibili in coincidenza con la loro uscita sul mercato consumer. Altre condizioni non sono variate (ad es. la durata della disponibilità della copia per la biblioteca) ma è comunque un importante risultato dell’impegno dell’ALA ad esplorare insieme ai maggiori editori nuovi modelli di business.

Parallelamente le biblioteche hanno lavorato per trovare intese con gli editori minori, le piattaforme di selfpublishing e gli autori. Alcuni ad esempio hanno scelto le biblioteche per aumentare la loro visibilità presso i lettori/utenti, che ora possono acquistare gli ebook direttamente dalla piattaforma di digital lending della biblioteca nel caso quel titolo non sia immediatamente disponibile al prestito. Modello introdotto dalle Douglas County Libraries (sostenitrici del Fair Use) che hanno anche acquisito 10000 titoli dalla piattaforma di selfpublishing Smashwords.

Alcune biblioteche stanno pensando di seguire l’esempio di BiblioTech, la “biblioteca senza libri” che nascerà a fine 2013 nella contea di Bexar in Texas, concepita come un “information storehouse” dal quale gli utenti potranno scaricare ebook sui propri device o su quelli disponibili al prestito.

La risposta americana al digitale non si limita solo agli ebook. Ciò che risulta dal report è che gli Americani stanno utilizzando le biblioteche ancor più che in passato anche grazie anche al fatto che il 91%  offre free Wi Fi e internet gratuito e rappresentano, nel 67% dei casi, l’unico accesso gratuito alla rete della comunità. Più del 90% delle biblioteche pubbliche offre assistenza tecnologica sia formale che informale.

Davanti ai continui cambiamenti in ambito tecnologico e all’importanza crescente dei social network le biblioteche americane quindi mantengono il loro ruolo di leader tecnologici, non in quanto early adopters ma come primi utilizzatori di tecnologie efficaci, capaci di rispondere ai bisogni del proprio pubblico. Un pubblico che però pur apprezzando il loro ruolo di “technology hubs” nelle comunità di riferimento continua ad essere legato ai servizi tradizionali. Solo il 20% degli intervistati ha detto che le biblioteche dovrebbero rimuovere scaffali e libri per far posto a tech centers, a sale di lettura e per riunioni ed a eventi culturali, il 39% che forse dovrebbero trasformarsi in tale direzione e ben il 36% che non dovrebbero farlo.

Lo scorso giugno, in occasione della conferenza annuale della State University of New York Librarians Association, Kristen Purcell di Pew Internet, tenne il discorso di apertura intitolato “Libraries 2020: Imagining the library of the (not too distant) future, nel quale, riferendo gli ultimi dati su dispositivi di lettura, mobiles e social networking (le slides qui) tracciò la possibile evoluzione delle biblioteche e del ruolo dei bibliotecari.

Una recente infografica di LibrarySciencelist ne ha evidenziato alcuni elementi interessanti. La diffusione di dispositivi mobili connessi a internet (possiede uno smartphone il 46% degli americani, il 67% dei giovani fra i 18 e i 24 e il 71% dai 25 ai 34 anni) consente ormai di avere il web, e quindi l’informazione, a portata di mano (o meglio di dita) e sfida le biblioteche, un tempo gateway dell’informazione, a rinnovarsi per continuare a svolgere il loro ruolo. L’82% delle persone si serve di internet, il 65% dei social network, il 51% dichiara di servirsi dello smartphone per ottenere informazioni al momento del bisogno e il 27% di aver avuto problemi nel fare qualcosa per il fatto di non aver avuto lo smartphone con sé. L’informazione è dunque portatile, partecipativa e personale. Il 91% degli utilizzatori di internet si serve dei motori di ricerca per trovare l’informazione di cui ha bisogno e il 73% ritiene che l’informazione ottenuta sia accurata e affidabile.

Con la diffusione di tablets e ereaders la carta stampata ha perso il suo primato e ciò ha portato non ad una diminuzione, ma ad un aumento della lettura da parte di chi li possiede. La scelta dei formati sta cambiando anche se è ancora fortemente legata alla situazione. L’81% degli adulti ad esempio preferisce leggere libri di carta ai bambini, mentre il 73% preferisce gli ebook in viaggio e durante gli spostamenti e l’83% seglie gli ebook per la loro velocità di acquisizione. La maggior parte dei lettori preferisce possedere i libri che legge (ad eccezione dei lettori di audiolibri) anzichè prenderli in prestito. Il 75% dei possessori di ereaders scegli i libri direttamente negli shop online e solo il 12% lo fa in biblioteca. La lettura è ancora molto importante ma la facilità di accesso dei servizi online fa sì che sempre meno persone si rivolgano alle biblioteche.

In questo contesto la principale funzione della biblioteca sarà quella di aiutare chi consuma informazione:

  • a non sentirsi sopraffatto dall’abbondanza dell’informazione disponibile,
  • a selezionare l’informazione che risponde ai suoi bisogni,
  • a sostenere il flusso costante di informazione sempre nuova.

E i bibliotecari avranno nuovi ruoli:

  • Sentinella: si assicurerà che l’informazione disponibile sia di altissima qualità.
  • Valutatore: dovrà confrontare e raccomandare, aiutare il consumatore di informazione ad effettuare scelte fra diverse opzioni di contenuto.
  • Filtro: suo compito sarà di separare ciò che è di qualità da ciò che non lo è, garantendo al consumatore di informazione la rilevanza che cerca.
  • Certificatore: offrirà al consumatore di informazione gli strumenti per verificare la correttezza delle sue ricerche.
  • Aggregatore: aiuterà il consumatore di informazione a tracciare connessioni fra fonti multiple in modo da ampliare la visuale.
  • Organizzatore: dovrà ordinare e allineare, fornire risorse e strumenti in modo da facilitare i compiti.
  • Nodo di rete: unirà i nodi, metterà i consumatori di informazione in contatto con altri che li possano aiutare.
  • Facilitatore: aiuterà i consumatori di informazione ad identificare i propri obiettivi e li assisterà nel loro raggiungimento.

Sembra dunque che la biblioteca in futuro si specializzerà nel localizzare e identificare informazione di alta qualità e i bibliotecari aiutaranno gli utenti (o meglio i consumatori di informazione) a trasformare l’informazione in azione.

La tecnologia e i cambiamenti sociali hanno cambiato il modo in cui le persone si servono dell’informazione e questo fa sì che il modello di reference tradizionale non funzioni più ed è necessario trovare nuovi modelli di servizio. Sia in ambito lavorativo che sociale sembra assumere sempre maggiore importanza il knowledge worker (e quindi l’accesso all’informazione) a cui si chiede di essere creativo, innovativo, capace di valutare e misurare. Ed in una società in cui nuove conoscenze, strumenti e metodi sostituiscono ad un ritmo accelerato quelli vecchi, è necessario che le persone sviluppino quelle competenze informative che consentono di utilizzare e condividere l’informazione. In ambito americano si riconosce nei bibliotecari la classe professionale che da sempre si occupa del bisogno, della ricerca, della gestione, dell’uso di informazione e di conoscenza e che i cambiamenti in atto offrano loro l’opportunità di intervenire e dare importanti contributi.

La strada da percorrere mi pare sia impervia (almeno per quanto riguarda casa nostra), sia perchè i bibliotecari vengono in genere percepiti solamente come i custodi dei libri, sia perchè spesso ci adattiamo (anche controvoglia) a richieste che vorrebbero trasformare le biblioteche in centri ricreativi, sia perchè la formazione continua, necessaria per rispondere ai nuovi consumatori di informazione, non può essere sostenuta unicamente dalla passione personale.

Friedman, che ha studiato la natura della competizione nell’economia globale e la migrazione del lavoro, nella sua opera “The World is Flat” sprona chiunque a diventare, in ambito lavorativo, intoccabile. Intoccabili sono le persone i cui lavori non possono essere esternalizzati, persone che sono specializzate, “ancorate” e estremamente adattabili. Essere specializzati per i bibliotecari non significa essere solo degli specialisti dell’informazione ma anche conoscere attentamente i settori specifici in cui l’informazione verrà utilizzata (e qui ad es le biblioteche pubbliche dovrebbero creare alleanze verticali con quelle universitarie, pubbliche anche se con diversa accezione, per offrire risposte competenti), essere ancorati significa comprendere i bisogni della propria comunità, individuare settori di nicchia e creare servizi su misura, incontrare in modo proattivo la propria comunità. Essere adattabili significa rinnovarsi di continuo e per far ciò le nostre biblioteche hanno bisogno di persone giovani, portatrici di nuove competenze, di nuove energie, di professionalità non tradizionali con cui lavorare in team per pensare, sperimentare, creare nuovi servizi.

Pew Internet ha appena pubblicato il nuovo report sul ruolo delle biblioteche nell’era digitale, intitolato “Libraries, patrons and ebooks”. Qui  si trova una sintesi del report mente qui l’intero sondaggio.

Si tratta di uno studio ricco di dati e di informazioni su cui riflettere, ma ciò che colpisce è che nonostante negli Stati Uniti ci sia stato un aumento considerevole di lettori di ebook e l’offerta delle biblioteche americane sia in crescita, solo il 12% dei lettori “digitali” ha preso in prestito un ebook dalla sua biblioteca.

Si potrebbe pensare che ciò sia dovuto alle note difficoltà che le biblioteche stanno incontrando nel fare accettare l’idea del digital lending agli editori e di conseguenza a sviluppare buone collezioni e ad offrire un servizio allettante, in realtà la ragione (come sempre succede per i servizi bibliotecari) sta nel fatto che sia gli utenti delle biblioteche che i non utenti non sono al corrente del servizio (e se non conoscono il servizio di prestito ebook nonostante l’eco su stampa e media soprattutto dopo l’accordo di Overdrive e Kindle, c’è da chiedersi quanto gli utenti sappiano dell’accesso in remoto a quotidiani e riviste, banche dati, musica in streaming o in download). Lo studio riporta che il 62% della popolazione non è a conoscenza del fatto che la propria biblioteca  presti ebook (servizio presente nel 76% delle biblioteche secondo l’ALA) . Se si passa agli utenti delle biblioteche invece risulta che ben il 58% non conosce il servizio e la percentuale non varia di molto fra i possessori di tablet o ereader. Infine il 47% di chi nell’ultimo anno ha letto un ebook non sa che può farlo anche attraverso la biblioteca. È interessante notare come la comunicazione del servizio in biblioteca, sul sito, nel catalogo o attraverso i social media raggiunga prevalentemente chi è già utente.

Per quanto riguarda le collezioni offerte (in cui non compaiono i sei maggiori editori Americani) l’opinione degli utenti è positiva: il 32% ritiene l’offerta buona, il 18% molto buona e il 16% ottima. Solo il 23% la trova sufficiente, il 4% povera. Questo nonostante il 56% delle persone in cerca di un titolo non lo abbia trovato nella collezione e il 52% abbia dovuto mettersi in lista di attesa mentre il 18% ha scoperto come i device posseduti non siano in grado di leggere gli ebook della biblioteca.

Un dato confermato dal report (e rilevato anche da Shatzkin nel suo blog) è che chi prende libri in prestito è anche un acquirente di libri (le biblioteche non sono perciò da vedersi come competitor ma come agenti attivi nella filiera del libro-lettura). Il 41% di chi ha preso in prestito un ebook in biblioteca ha acquistato l’ultimo ebook che ha letto anche se è vero che fra coloro che normalmente si servono della biblioteca il 57% preferisce prendere ebook in prestito e solo il 33% preferisce acquistarlo. Il report rivela inoltre come la biblioteca favorisca la scoperta di nuovi titoli e come i lettori che si appassionano ad uno scrittore o ad una saga siano poi propensi ad acquistare i nuovi titoli in uscita.

Altro aspetto interessante è quello del cambiamento del rapporto con la biblioteca. Chi vive in zone rurali o è disabile ha ridotto le occasioni di visita alla biblioteca pur aumentando il numero di prestiti. Ci sono però utenti che hanno aumentato i loro prestiti cartacei e quindi la frequentazione della biblioteca perchè sovente i titoli desiderati erano già in prestito nella versione digitale. Del prestito digitale gli utenti apprezzano la possibilità di accedere immediatamente al titolo scelto, di non dover ritornare in biblioteca per restituirlo e di non dover preoccuparsi della restituzione allo scadere del prestito. La durata del prestito (di 2 o 3 settimane) è considerata soddisfacente anche se sarebbe apprezzata la possibilità di rinnovo, ma anche quella di restituire anticipatamente un ebook già terminato (condizioni che dipendono dal contratto con l’editore/distributore). Uno degli elementi emersi è la difficoltà nel processo di download e prestito (dovuto alla presenza di DRM) soprattutto se paragonata all’ecosistema Amazon (il cui formato ebook è proprietario e chiuso ma di cui l’utente non ha percezione).

Questo il punto di vista degli utenti. Il report dà uno sguardo anche alle biblioteche, alle modalità di acquisto, a come viene affrontato il cambiamento. Circa il 50% biblioteche acquista ebook con porzioni del budget destinato allo sviluppo delle collezioni e una parte invece si è organizzata in acquisti consortili. Fondamentale è la formazione del personale dato che deve essere in grado di assistere gli utenti che ne abbiano bisogno sia nel processo di prestito degli ebook che nell’uso dei nuovi devices. Sono risultati più preparati a rispondere e ad assistere gli utenti i bibliotecari che hanno potuto portare a casa ed utilizzare dei devices per qualche tempo mentre è stata considerata poco efficace (e spesso superata visto l’evolversi della tecnologia) la formazione esclusivamente teorica.

Riporto di seguito alcuni link ai post che hanno commentato il nuovo report:

Pew: Patrons Still Don’t Know Libraries Have Ebooks

62% of Library Users Don’t Know They Can Check Out E-Books [STUDY]

The Good, The Bad and The Ugly (and the Interesting) of Libraries and eBooks – Pew’s Latest Report

Publishers Have Nothing to Fear From Library eBooks – Hardly Anyone Uses Them

Most Americans Don’t Know That eBooks Are Available At Libraries

Pew Internet Releases New Report: “Libraries, Patrons, and E-books”

ALA president responds to new Pew report on ‘Libraries, Patrons and E-books’

Full coverage (post aggiornato il 06/07/2012)

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