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Ieri a Crema si è svolto il convegno Intessere comunità: il ruolo della biblioteca in tempo di crisi al quale sono stati invitati a condividere le loro esperienze, riflessioni, competenze e visioni, persone di diversa provenienza ma unite dal loro impegno quotidiano nel portare cambiamenti positivi nella vita della propria comunità o delle persone che sono state loro affidate. Quindi non solo bibliotecari ma anche professionisti del mondo del welfare, rappresentati del mondo politico ed economico.

Un convegno ben riuscito, da cui sono uscita arricchita.

Voglio segnalare, fra tutti, gli interventi di due giovanissimi bibliotecari Francesco Pandini della biblioteca di Agnadello e Roberta Cirimbelli della biblioteca di Offanengo entrambe del Sistema Cremasco Soresinese.

Con il il pudore con cui si velano le cose più care hanno raccontato la loro biblioteca, la cui grandezza non è misurabile in metri quadrati o in numero di libri ma nell’ascolto e nell’attenzione che entrambi dedicano ai problemi e ai bisogni della propria comunità, nella profondità con cui vivono la loro idea di accoglienza e di coesione sociale. I bibliotecari presenti li hanno ascoltati rapiti e con una certa commozione, chi lavora da tempo nelle biblioteche è spesso troppo preso dai problemi e dalle difficoltà quotidiane per accorgersi degli effetti positivi del proprio lavoro nella vita delle persone che ogni giorno incontra e sentirselo ricordare dalle nuove leve fa bene. Un bella lezione di passione la loro.

Nel raccontare la sua piccola biblioteca dall’utenza “variegata” Pandini l’ha definita informagiovani, internet point, piazza virtuale, spazio dove i ragazzi naturalmente si incontrano ma soprattutto

“… edificio in cui ogni utente mette un mattone e non il luogo in cui il bibliotecario possa dire di ogni mattonella, “questa l’ho posata io” : gli utenti che si fermano a chiacchierare modificano di fatto ciò che essa si pensa debba essere; la modificano attorno a sé anche fisicamente, colorando pareti, addobandole con disegni, barchette di carta e cartoline spedite dai luoghi di villeggiatura, raccontandoti la propria vita privata. E mi piace pensare che tutto questo accada perché entrando qui, ci si sente in un luogo dove ogni azione è un contributo che può cambiare le cose..”

Mentre Cirimbelli ci ha portato l’esempio concreto di una biblioteca che si fa spazio di condivisione di conoscenze. Un gruppo di donne, prevalentemente casalinghe e che non frequentavano la biblioteca, ne è divenuto un ingranaggio fondamentale per l’offerta formativa e ricreativa. Sono al tempo stesso docenti e alunne dei corsi di attività creative ma anche appassionate frequentatrici degli incontri di lettura a loro dedicati (N.B. seguiti da un centinaio di persone.. da far invidia agli incontri con l’autore sempre più inflazionati ;-))

Segnalo inoltre fra i non bibliotecari Elena Crotti del Centro Servizi per il Volontariato di Cremona che in modo sintetico e con grande competenza ha saputo comunicarci il significato dell’essere volontario e ha dato suggerimenti e indicazioni essenziali per un rapporto proficuo tra biblioteca e volontari.

Ho dato il mio piccolo contributo al convegno con il mio intervento “La biblioteca? Non serve più!!”  Questa è in effetti la frase che ho sentito ripetere con maggior insistenza negli ultimi anni non solo dai non addetti ai lavori ma anche dai bibliotecari. Il contesto in cui ci muoviamo è fortemente permeato dalla tecnologia, sono emerse nuove risorse documentarie e nuove modalità di fruizione oltre che  nuove abitudini di lettura e di apprendimento. Esistono ora dei competitor che offrono sia in maniera legale che illegale gli stessi contenuti un tempo “distribuiti” esclusivamente dalle biblioteche e sono convinta che sia necessario conoscerne qualità, materiali e modalità. Solo attraverso questa conoscenza i bibliotecari possono continuare a sostenere il valore aggiunto del servizio bibliotecario e mettere in campo strategie che ci permettano di adattarci al nuovo contesto. Nelle slides suggerisco quelle che a mio parere potrebbero essere alcune delle azioni da perseguire per vincere la sfida.

Nel mio post su ebook e accessibilità scrivevo:

I formati di base epub e pdf, ma soprattutto il primo caratterizzato da una maggiore fluidità, non dovrebbero porre problemi di accessibilità…

”.. in realtà  il pdf non è per sua natura accessibile”. Ce lo spiega Noa Carpignano, l’editore che ha creato la prima casa editrice italiana che pubblica testi scolastici digitali (BBN), che ci invita ad approfondire l’argomento mediante le risorse messe a disposizione da Livio Mondini, del quale segnalo il courseware Editoria Elettronica Accessibile e il post di aggiornamento sul progetto LIA e sul D.M. 18 dicembre 2007.


Libraries go mobile ;-)

(via Piccsy :: Mobile Library by Zachary Kanin)

Lo scorso dicembre si è tenuto il Virtual Tech Summit intitolato “Power to the Patron: from systems to services”. Evento online organizzato dal Library Journal per esplorare l’impiego delle nuove tecnologie nelle biblioteche, in cui  bibliotecari sia pubblici che accademici hanno portato la loro testimonianza ed evidenziato come esse possano rafforzare e migliorare la relazione “utente-biblioteca”.

Nella prima tavola rotonda intitolata “Mobile Apps: What Do Users Need?” sono stati presentati i diversi usi delle tecnologie mobile dall’autoprestito ai tour guidati.

Nate Hill, web librarian della San José Public Library (SJPL), ha parlato del “mobile history project ScanJose”, nato da una collaborazione tra biblioteca  e museo, che consente visite storiche della città di San Josè utilizzando immagini degli archivi storici delle due istituzioni. Una versione 3-D di Scan Jose  è visibile utilizzando Layar un augmented-reality browser (app scaricabile sia da iTunes che da Android Marketplace)- “a super fan way of browsing history”. ScanJose consente di conoscere la storia della città in modo innovativo visualizzando  le immagini storiche nel momento stesso in cui si stanno visitando i luoghi in cui le foto sono state scattate e funziona anche da navigatore (geolocation) dando indicazioni per raggiungere il sito di interesse. L’aspetto più interessante del progetto secondo Nate Hill è quello di esser riusciti a “portar fuori” i servizi e i materiali della biblioteca e di offrire agli utenti un servizio che non si sarebbero mai aspettati dalla loro biblioteca. Nella fase di progettazione si sono chiesti se utilizzare mobile web app o native mobile app ed hanno preferito costruire qualcosa che funzionasse tramite browser (we feel good doing this in the browser) utilizzando HTML5 (the future where things are going on the web), jQuery mobile e Drupal 7 .

Rebecca Ranallo, manager dei servizi internet e multimediali della Cuyahoga County Public Library (500000 utenti) nel nord est dell’Ohio, ha presentato l’esperienza del suo sistema bibliotecario con le applicazioni mobile per biblioteche Boopsie app.  Il servizio, lanciato lo scorso aprile, nasce dalla percezione sempre più forte che le biblioteche debbono essere dove sono gli utenti e soprattutto per realizzare la vision della biblioteca  e cioè di essere “the most convenient public library in the nation” , di essere riconosciuti per l’ottima qualità dei servizi all’utenza. Per far ciò è necessario offrire  servizi sempre al passo coi tempi e fra questi i servizi mobile. Altro obiettivo è quello di fidelizzare gli utenti occasionali, trasformarli in utenti abituali perchè se non lo sono già probabilmente lo si deve al fatto che i servizi non sono veramente comodi e utili, perchè ancora non sono stati raggiunti nel modo giusto.

Non avendo personale interno in grado di sviluppare il servizio nel tempo, è nata una collaborazione con un azienda esterna ed insieme è stata realizzata un’app che consente l’autoprestito (tramite la scansione del barcode), la ricerca nell’opac, il download di media digitali, la ricerca di un libro tramite isbn,  la localizzazione della filiale più vicina, e l’accesso al proprio account della biblioteca. Nel prossimo futuro prevedono di procedere ad una semplificazione del loro sito web in modo da includerlo  nel sevizio mobile. Gli utenti che ogni mese utilizzano il servizio sono 4300, prevalentemente da iPhone e Android e i servizi più utilizzati sono la ricerca nell’opac, l’autoprestito, il download di ebook e audio, la localizzazione e la consultazione del proprio account. Il nuovo servizio è stato pubblicizzato sul sito web e sui social media ed anche tramite google per un breve periodo.

 Michael Whitchurch, responsabile del Learning Commons Department alla Harold B. Lee Library della Brigham Young University  ha parlato dell’uso dei QR codes e di come essi siano stati utilizzati nella sua biblioteca. La sua raccomandazione è di utilizzarli  non perchè sono “cool and trendy” ma solo quando e dove sono necessari  e cioè quando la loro presenza può semplificare un compito, un’azione, solo quando l’utente li percepisce come pertinenti.
Essi possono aggiungere valore, ad es., quando forniscono dettagli di un evento (poster di annuncio di una conferenza), quando rendono indipendenti (audiotour guidati della biblioteca), garantiscono flessibilità (prenotazione delle sale/ postazioni studio), linkano ad informazioni aggiuntive (esposizioni museali e mostre) e quando fanno risparmiare tempo (composizione di n°telefonici, localizzazione).

É inolte importante scegliere il luogo giusto in cui posizionarli, sicuramente nei punti in cui c’è bisogno di ricevere una determinata informazione e all’altezza giusta, in prossimità di segnaletica con informazioni simili. I QR Codes possono essere  pratici e veloci, possono semplificare azioni complesse come accedere ad un form da compilare o ad un video, scaricare delle informazioni di contatto o un url. Michael Whitchurch chiude raccomandando di utilizzarli dove è appropriato farlo e “for a good reason” e invita a conoscere buoni  esempi d’uso dei QR.

Dan DeSanto, reference librarian delle biblioteche dell’University of Vermonts, ha parlato della app  che permetterà di vivere un tour “arricchito”, grazie alla augumented reality, del più antico e lungo sentiero degli Stati Uniti, il  Vermont’s Long Trail, utilizzando le  foto storiche e la localizzazione geofisica (in modo simile al  WolfWalk realizzato dalle biblioteche della  North Carolina State University).
Il percorso si snoda dal Vermont fino al confine del Canada ed è stato “immortalato” in più di 900 fotografie d’epoca che testimoniano l’apertura del sentiero, la costruzione dei rifugi e gli accampamenti. Il lavoro si basa su una mappa interattiva web-based, utilizza le intestazioni del sistema GNIS, permette un accesso grafico attraverso longitudine e latitudine. Man mano procedono sul sentiero gli escursionisti possono vedere le immagine storiche dei luoghi che attraversano e dei rifugi in cui sostano e leggere informazioni ed approfondimenti. Costruita/disegnata con Xcode 4 grazie alla collaborazione con il dipartimento di Computer Science dell’università è ancora in via di sviluppo. Si tratta di un esempio di come le collezioni digitali relative a luoghi possano essere valorizzate, di come  le biblioteche possono renderle accessibile nei luoghi stessi facendole confluire in un’unica applicazione e di come gli utenti possano utilizzare facilmente materiali digitali ricevendo informazioni on site.

Ho ritrovato tra i miei preferiti il sito JISC TechDis che si occupa di tecnologia ed inclusione sociale, una sezione del quale è dedicata ad accessibilità e libri digitali.

Dato che in alcune biblioteche italiane gli ebook cominciano ad essere una realtà non solo progettuale ma anche fattuale, mi sembra corretto iniziare a riflettere sul tema della loro accessibilità per le persone con difficoltà visive.

La scarsissima offerta di libri destinati alle persone con disabilità visive o con difficoltà nella lettura e disponibili nel mercato editoriale è nota. Al contempo le biblioteche hanno il dovere di creare condizioni eque di accesso e di non discriminare le persone con disabilità.

Gli ebook, consentendo ai lettori di adattare il testo ai propri bisogni, potrebbero rappresentare una soluzione, sarebbero accessibili da tutti indistintamente, senza la necessità di creare sezioni speciali, altre rispetto all’offerta documentaria generale. Gli ebook inoltre sono accessibili immediatamente attraverso internet e dopo il download possono essere letti in qualsiasi momento e luogo su device che sono normalmente più leggeri dei libri cartacei, soprattutto dei libri di testo.

I formati di base epub e pdf, ma soprattutto il primo caratterizzato da una maggiore fluidità, non dovrebbero porre problemi di accessibilità che potrebbero invece essere causati dalla presenza del DRM e dai servizi di prestito di ebook. È quindi giusto chiedersi quando un servizio di prestito ebook possa definirsi accessibile. Per valutarne l’accessibilità è necessario tenere conto sia della tecnologia assistiva utilizzata dall’utente, che della fluidità dei passaggi necessari per fruire il testo, dal login alla navigazione all’interno del testo stesso, ed infine dei blocchi derivanti dalla presenza del DRM.

Prendiamo innanzitutto in considerazione le modalità alternative di fruizione del testo basate su ausili tecnologici con cui le persone con disabilità visive o di lettura accedono agli ebook, legate non solo alla disabilità ma anche a preferenze personali. Ci sono i software text-to-speech o di sintesi vocale che consentono di leggere i testi digitali convertendoli in parlato, utilizzati sia dagli ipovedenti che faticano a vedere il testo sia dai dislessici che hanno difficoltà ad elaborare il significato di un testo scritto. Altra tecnologia è quella degli screen reader che identificano e interpretano il testo visualizzato sullo schermo tramite sintesi vocale (o tastiera braille), tecnologia più avanzata della precedente in quanto non si limita alla lettura del testo ma fornisce anche indicazioni relative alla struttura e alla navigazione all’interno del testo/sito. C’è chi invece si serve di software per il contrasto e l’ingrandimento che consentono la personalizzazione del testo e dello sfondo e ne migliorano la leggibilità e chi, non utilizzando mouse e puntatori, fa operare hardware e software servendosi esclusivamente dei comandi della tastiera. Va detto che un grande aiuto (per quanto riguarda il contrasto e l’ingrandimento) viene dagli ereader e dalle app, scaricabili sui diversi device utilizzati per la lettura (pc, tablet, smartphone), in quanto consentono di aumentare la dimensione del testo. In genere gli ereader offrono fino a dieci diverse font size e il meccanismo di reflow “riadatta” il testo senza che sia necessario scorrere da sinistra a destra. Anche la qualità del contrasto negli ereader è notevolmente migliorata mentre nei tablet retroilluminati è regolabile.

Dove e quando una piattaforma può creare ostacoli all’accesso interferendo con gli ausili tecnologici?

  • nel login,
  • nella fase di ricerca e di selezione di un titolo,
  • nell’accesso al contenuto dell’ebook,
  • nella navigazione all’interno dell’ebook.

E’ quindi importante verificare alcuni elementi che potrebbero condizionare la scelta di un servizio di prestito di ebook come l’esistenza di una dichiarazione di accessibilità da parte dello sviluppatore/fornitore, il coinvolgimento di persone con disabilità nella fase di testing e l’eventuale supporto agli utenti che si servono di una tecnologia non interoperabile con la piattaforma.

Un ostacolo non trascurabile all’accessibilità di un ebook è il DRM, introdotto per proteggere i contenuti da un uso non autorizzato, interferisce con gli ausili tecnologici utilizzati da ipovedenti e dislessici. Mancanza di accessibilità, spesso verificabile solo successivamente all’acquisto e al download, che potrebbe riguardare anche gli ebook prestati dalle biblioteche sia in digital lending che caricati sugli ereader. I bibliotecari impegnati nella creazione di un servizio accessibile a tutti gli utenti dovrebbero quindi assicurarsi che gli ebook protetti da DRM siano leggibili anche tramite le tecnologie assistive e in caso contrario richiedere agli editori che i “lucchetti”, che impediscono alle persone con disabilità visive o di lettura di accedere, siano disattivati o che siano create versioni ad hoc.

Per approfondire il tema di ebook e accessibilità consiglio:

Digital Rights Management and Accessibility

Good Practice Guidance for Library and Information Professional

Towards Accessible e-Book Platforms

Lettera aperta per ebook accessibili

Quando il libro diventa accessibile

Articolo del corriere.it su progetto LIA